saliva

Article published on April 10, 2014
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Article published on April 10, 2014

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Il fiore sfiorito non è come il fiore appassito, è solo che può tornare a fiorire.

Da piccolo, da molto piccolo, avevo un vaso grande in terrazza all’ingresso della mia casa, una terrazza che affacciava sul mare, dall’alto, un mare blu e profondo, lontano l’orizzonte, sotto gli scogli. Nel vaso, a partire da un certo periodo, ci avevano regalato i semi, avevamo piantato dei fiori. Erano le belle di notte. Ero piccolo, la notte la frequentavo poco, se non nel letto, ma quando tornavo a casa, ed era buio, si erano aperte, ed era davvero strano che si aprissero di notte, e poi col sole, di giorno, chiuse, a riposare loro, a dormire. Il fenomeno che si aprissero e si chiudessero, e che l’apertura fosse di notte, mi impressionava molto, era una specie di miracolo, un’inversione magica, un andare contro, testardamente, credendoci fino in fondo, che anche la notte fosse aperta alla vita. Il loro era un colore violaceo, e mi ricordo che brillava, di notte. Ci passavo davanti, e mi erano amiche. Era la prova che un modo diverso fosse possibile, che non fosse necessario conformarsi, essere costretti in un meccanismo senza altra via che diventarne parte. Ne erano fuori. Un altro modo era possibile.

C’era anche un cipresso nelle aiuole della terrazza, ed era un cipresso che era costretto ad affrontare venti e salsedine, ed era sbatacchiato e smuoveva la cima, ed aveva pochi aghi, ma robusti. Anche lui mi stava molto simpatico, perché era forte, resisteva sempre, e non si faceva mai abbattere. A partire da un certo periodo il cipresso aveva un ospite. Era un ragno, un ragno che aveva avuto il coraggio di fare la sua tela in quel punto, in faccia al vento e alla salsedine, ma la sua ragnatela era robusta, robustissima, e se magari una notte troppo ventosa aveva creato degli squarci, io li vedevo, lui li aggiustava, chiudeva il buco e la ragnatela era di nuovo imperforabile. Il ragno era sempre più grande, la sua ragnatela sempre più perfetta, evidentemente le prede ci cascavano, finivano in quell’imbuto tra vento salsedine e cipresso, dritte ad attaccarsi.

Ora per far tornare a convivere belle di notte e cipresso, la tela da tessere deve essere altrettanto filata con arte, in modo tale che gli insetti ci caschino dentro, imprigionati in uno sputo di saliva.