Nuvole

Article published on April 9, 2014
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Article published on April 9, 2014

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Nuvole cumuliformi, nembostrati, cirri, guardi in alto e indovini una figura, uno stato d’animo, una folata. Noi che stiamo sotto, e che le abbiamo sempre viste passare, e poi tornare, crediamo che galleggino perché sono leggere, perché le porta il vento, perché anche se sono nere e minacciose, e tuonano e rimbombano, sono più lievi di noi, sono l’abito che il cielo ogni giorno si mette, come si presenta, quale aspetto di sé ogni giorno vuole mostrarci. Ci dicono anche qualcosa di noi, perché in loro ci ripecchiamo, visto che il cielo lo coprono, o lo velano, e qualcosa filtra, qualcosa no. Il cielo senza nuvole è un cielo che urla, che vuole farci vedere di cosa è capace, ma le nuvole in realtà lo conservano molto meglio, perché non è nell’esibizione che si manifesta la forza. La nuvola più classica è bianca, ma non è quasi mai bianca del tutto, anzi le sue sfumature danno una luce alle cose che diventa rivelatrice, abbagliante, luminosa.

Quando chiedi alle nuvole quale sarà il meteo del giorno dopo, chi le conosce bene, e le conosce in quei posti, non sbaglia. In un posto si conosce l’aspetto del cielo, e quali segni porta, per quello che viene dopo. Cosa succederebbe se l’oggi non ci indicasse qualcosa del domani, e ci svegliassimo senza sapere cosa ci aspetta, in cosa riconoscersi, in cosa riconoscerci? Il pericolo che questo accada non può accadere, altrimenti smarriremmo il senso delle nuvole, e delle loro promesse, e del loro coprirci all’occorrenza, o spogliare il cielo. Smarrire il senso che ci tiene legati un giorno all’altro, un cielo all’altro, una nuvola all’altra, smarrirebbe il senso che diamo a noi stessi. Un domani tutto nuovo, in cui il giorno prima non esiste, è un giorno che è tornato indietro, e torna indietro indefinitamente, senza ritorno.

Domani esiste, come esistono le nuvole che passano, e poi passano, e poi passano. Tutto scorre.