Dresscode all’Universitá di Kaposvár in Ungheria 

Article published on Dec. 26, 2013
Article published on Dec. 26, 2013

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Come può diventare famosa in tutto il mondo un’università dell’Ungheria? Purtroppo la classifica accademica delle università mondiali non segnala nemmeno l’esistenza dell’Universitá di Kaposvár, che è un’università di second’ordine in Ungheria. Eppure per un paio di settimane ne hanno parlato il Times, il Washington Post, la BBC. Perchè? 

A causa di un simpaticissimo rettore che segue molto la moda ungherese. Dove potrebbe succedere una cosa del genere se non in Ungheria, paese in cui tutti i dirigenti diventano famosi perché introducono restrizioni assurde nel campo dell’istruzione? Senza parlare della situazione di insegnanti, pensionati, poveri e minoranze... Ovviamente la soluzione del presente quesito è che il rettore ha introdotto una nuova regola per rendere un po’ piú interessanti le giornate degli studenti, e non solo. In quest’università, dove fino ad ora era tutto normale, studenti e corpo docenti sono spaventati a causa del dresscode introdotto dal rettore, Ferenc Szávai.

Come si veste uno studente per bene?

Non sappiamo se sia stato qualcosa in particolare a far prendere al rettore la decisione di rendere piú difficile la vita quotidiana di coloro che frequentano la sua università. Sta di fatto che le restrizioni sono andate a colpire sia gli studenti, che i professori. Solo i lavoratori che possiedono già un’uniforme si sono salvati dalla pazzia del nuovo regno del rettore.

Secondo le nuove istruzioni dal primo ottobre non si può entrare all’università con pantalonini o ciabatte e gli studenti e i professori non possono né truccarsi, né profumarsi „troppo”. Il rettore Szávai ha anche determinato quale debba essere l’abbigliamento per gli esami: per le ragazze una camicia che non mostri la scollatura, calze obbligatorie e gonna non troppo corta. Ma non ha certo trascurato i ragazzi, che invece devono mettersi o la camicia con la giacca o la maglia con il bavero. I pantaloncini sono vietati anche per loro, perché (come tutti lo sanno) un ginocchio in mostra può cambiare tutto durante un esame di Storia dell’arte degli anni Sessanta. Le regole cercano di sembrare non troppo rigorose, quindi se il tempo lo giustifica, è permesso togliersi la giacca. Non è ancora chiaro come venagno puniti coloro che non seguono le nuove regole!

Azione - reazione

Gli studenti hanno organizzato diverse manifestazioni sia nella propria università, che nelle diverse università ungheresi, per contrastare le nuove inaccettabili regole. La più efficace è stata la protesta della facoltà d’arte di Kaposvár, dove tutti sono arrivati vestiti secondo le nuove regole, ma poi, una volta arrivati nell’aula, si sono spogliati insieme, compresa la professoressa che aveva avuto l’idea. Tutti hanno seguito la lezione come ogni giorno, ma senza vestiti.

È stata anche organizzata una dimostrazione più grande per tutti gli universitari di Kaposvár, però purtroppo non ha avuto così tanto successo. Il lunedì dopo l’uscita delle nuove restrizioni, tramite un evento su Facebook, tutti gli studenti erano stati invitati a presentarsi davanti all’università con le ciabatte e l’asciugamano per protestare. Gli studenti però erano pochi e nessuno si è messo le ciabatte a causa del troppo freddo.

Questo è uno dei pochi casi in cui persino i più conservatori hanno alzato la voce. Tamás Deutsch, deputato del parlamento europeo di Fidesz, ha fatto un paralello molto impressionante sulla sua pagina Facebook, scrivendo che si inzia col porre restrizioni sul modo di vestire e poi in poco tempo si finisce col porre restrizioni anche a molte altre cose: l’altezza, il colore dei capelli, il colore della pelle, la religione, la provenienza… Quindi dopo questo episodio, invita a rimuovere il rettore prima che faccia qualcosa di piú pericoloso.

Anche il Fidelitas (associazione dei giovani che favoriscono il governo attuale, il Fidesz) si è espresso contro il despota dell’università. Secondo loro, 23 anni dopo la fine del comunismo non c’è bisogno di limitare il modo di vestirsi e il modo di vivere, perché tutti ricordano bene come si viveva prima del 1989, e persino i giovani che non lo hanno vissuto, hanno ascoltato molto storie di quel periodo. Questo tipo di restrizioni riporta a galla ricordi non molto piacevoli dei tempi del socialismo.

Gonne lunghe, camice abbottonate

Dopo un po’ è venuto fuori che il rettore voleva solo assicurare che gli studenti indossassero vestiti adatti a chi compie un lavoro intellettuale e che non dagradassero il livello dell’universitá. Ammesso che ciò possa essere vero, a nessuno dovrebbe essere data l’opportunità di limitare la libertà degli studenti nella loro vita quotidiana. Puó essere normale richiedere un vestito più elegante e meno sexy agli esami, ma non ogni giorno.

Anche se il difensore civico, l’ombudsman ungherese Szávai, aveva detto che avrebbe iniziato a rivedere il caso solo se gli studenti di Kaposvár avessero inoltrato una petizione, alla fine (sorprendentemente) la HÖOK (Associazione Statale degli Studenti) ha ottenuto che il rettore insieme con l’istituto riscrivesse delle nuove regole accettabili per tutti. Quindi ora stiamo aspettando di conoscere la nuova moda degli studenti ungheresi, sperando che porteranno vestiti di marca firmati Szávai e che diffondano in tutto il mondo la nostra moda universitaria!