Bose

Article published on Aug. 29, 2016
Article published on Aug. 29, 2016

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Siamo stati una settimana nella comunità monastica di Bose. Partiamo con una certezza: torneremo.

"Se c'è qualcosa che ti fa sentire umano, fallo!"

Lino, uno dei monaci della comunità di Bose, mi saluta così. Forse non esiste miglior despedida.

La fine è il mio inizio. Il percorso è appena cominciato. Anche se poi lo sappiamo, non termina mai veramente.

Qua si fa vita evangelica. La vita semplice. Il rintocco delle campane, la condivisione del pranzo in silenzio, le serate insieme. Tutte quelle piccole cose che rendono grande l'esistenza.

Non c'è cristiano, ateo o agnostico. Ebreo, musulmano o protestante. Stiamo tutti insieme. Siamo tutti insieme.

Liberarsi dalle proprie maschere, dal proprio vissuto, dalle delusioni e dalle perdite è tutt'altro che facile. Siamo qui per questo, per cercare di capire come raggiungere l'inafferrabile, come essere veramente. In che modo riacquisire l'hypokeimenon perduto.

E se credete che sia banale, allora dovete venire anche voi. Se siete convinti che il vostro io sia quello per sempre, che non c'è nulla da fare, allora dovete venire anche voi. Se sorridete con malcelata superiorità ed ostentata chiusura alla proposta di passare un po' di tempo in un monastero, allora dovete venire anche voi. Se state leggendo questo articolo, allora verrete anche voi.

Perché se io sono qua, ora, seduto su una pietra a scrivere su un taccuino è perché ho avuto la fortuna di incontrare persone come voi, nonché l'opportunità di stupirmi dinanzi alla consapevolezza di alcuni tra voi, ancora nemmeno ventenni. Di Roma, Milano, Madrid, poco importa, si tratta di persone che non hanno smesso di cercare, e questo sì è importante.

Una settimana senza alcol, sigarette, pubblicità, inquinamento atmosferico né eccessi di alcun tipo. Nella quale il tempo e lo spazio non sono mai drogati, mai alterati. Dove basta il coraggio di essere quel che si è. La libertà di non dover mentire mai, nemmeno a se stessi.

Nell'incontro con l'altro troviamo noi stessi. Ed è così che riusciamo a vivere in serenità anche la solitudine.

Mi siedo in un campo, annuso l'erba, ascolto i grilli cantare.

Non ho bisogno d'altro. La bellezza del mondo è rinchiusa in una ghianda.

Tonda, perfetta, capace di salvarci e di metterci in relazione con il tutto.